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UCP e processi B2B: perché il futuro del commercio richiede piattaforme integrate

L’UCP (Universal Commerce Protocol) è un protocollo che consente alle intelligenze artificiali di acquistare prodotti e servizi interrogando direttamente API e processi aziendali.
19/02/2026
Piero Pescangegno - Aton
Piero Pescangegno
Chief Operating Officer
Food & Consumer Goods , Retail , Fashion
Settore
Sales, Tech
Categorie

Cos’è l’UCP (Universal Commerce Protocol)?

L’UCP è uno standard di comunicazione progettato per consentire agli agenti AI di cercare, valutare e acquistare prodotti e servizi interrogando direttamente API, dati strutturati e regole di business aziendali.

A differenza di un marketplace o di una piattaforma e-commerce, non introduce un nuovo canale di vendita: definisce il modo in cui i sistemi di commercio dialogano con le intelligenze artificiali, abilitando transazioni machine-to-machine nell’era dell’economia agentica.

Nel B2B questo implica un cambiamento sostanziale: le AI dei buyer non navigano pagine web, ma analizzano data model, condizioni contrattuali e processi automatizzabili per prendere decisioni e attivare ordini.

Perché è stato creato l’UCP?

Presentato da Sundar Pichai all’NRF 2026 di New York, l’Universal Commerce Protocol nasce per rendere il commercio interoperabile su scala globale nell’era degli agenti intelligenti.

Sviluppato insieme a partner come Shopify, Etsy, Wayfair, Target e Walmart, è compatibile con i principali protocolli per agenti e sistemi di pagamento. 

Come HTTP per il web, l’UCP stabilisce uno standard condiviso: il suo obiettivo è rendere prodotti e servizi acquistabili direttamente all’interno delle esperienze conversazionali con l’AI, attraverso integrazioni standardizzate e machine-readable.

Il vero rischio per il B2B oggi 

Questo protocollo si può applicare anche al B2B, con i dovuti distinguo, in quanto le transazioni tra aziende sono business critical, ricorrenti, molto complesse e regolate da condizioni specifiche per ciascun cliente. Di certo, sempre più buyer B2B useranno assistenti intelligenti per selezionare fornitori, confrontare offerte e gestire riordini automatici. L’implicazione diretta è evidente: chi non è leggibile dalle AI non entra nel processo decisionale. 

Il rischio non è vendere meno perché il mercato cambia: è non essere nemmeno valutati dalle AI utilizzate dai buyer. Questo è un rischio silenzioso: non appare nei KPI, non genera reclami, ma erode quote nel tempo. Un buyer non ti chiamerà per dirti che la sua AI ti sta scartando perché i tuoi dati prodotto non sono machine-readable. Comprerà altrove. 

Le aziende vincenti saranno quelle capaci di esporre dati, regole e processi in modo strutturato, interoperabile e governabile. L’UCP rappresenta l’infrastruttura abilitante di questo scenario, mentre piattaforme integrate orientate ai processi diventano l’asset strategico per restare rilevanti, scelti e competitivi nell’era dell’economia agentica. 

Dal B2B “channel-driven” al B2B “process-driven” 

Le aziende B2B oggi investono su portali e-commerce, area clienti e app. Questi strumenti sono interfacce progettate per umani che continueranno ad essere asset fondamentali per gestire le relazioni commerciali human2human. Semplicemente, queste interfacce non saranno frequentate solamente da operatori umani. 

l’AI non naviga le pagine: interroga i processi, interpreta le relazioni, passa in rassegna le tabelle dati alla ricerca delle informazioni che le servono per raggiungere un obiettivo. 

L’usabilità dell’interfaccia sarà un fattore necessario, ma non più sufficiente, a garantire l’efficacia dei processi. A questa si aggiunge anche il design e la qualità architetturale del data model. Detto altrimenti, quanto è facile per un’AI interpretare la tua offerta e acquistarla.  

Nel nuovo scenario, vince chi espone in modo chiaro e affidabile dati prodotto completi e standardizzati, condizioni commerciali codificate, regole di vendita esplicite e processi di ordine automatizzabili. 

Perché PIM, CRM ed e-commerce B2B sono centrali nell’era UCP 

Questo significa che i sistemi PIM, CRM ed e-commerce B2B non sono più solamente essenziali strumenti operativi, ma diventano asset strategici per restare rilevanti in un’economia agentica. 

Un PIM diventa il punto in cui attributi, varianti, certificazioni e vincoli logistici sono machine-readable. Il vincolo critico è semplice: se i dati del prodotto non sono strutturati, l’AI non lo considera. 

Nel B2B, il CRM è tradizionalmente la memoria delle relazioni. Con l’UCP diventa anche memoria delle regole, delle eccezioni e delle priorità cliente. Il vincolo qui è altrettanto chiaro: l’AI compra applicando procedure che devono essere decise a monte, codificate e applicate ai clienti, opportunatamente segmentati.  

La forza vendita non scompare, ma evolve: meno inserimento ordini e follow-up manuali, più configurazione delle regole e gestione delle eccezioni. Il cambio di prospettiva è sostanziale: il valore non è più nell’azione manuale, ma nella governance del processo automatizzato. 

.one: una piattaforma già UCP-ready 

In questo scenario, .one nasce con un vantaggio strutturale. Come piattaforma integrata che unisce CRM, PIM, e-commerce B2B, processi, dati e regole in un’unica architettura, abilita dati unificati e strutturati, logiche di business codificabili, processi B2B tracciabili end-to-end, integrazione nativa tra prodotto, cliente e vendita, e API progettate per l’interoperabilità. 

L’architettura di .one è stata progettata seguendo 3 principi guida:

.one: una piattaforma già UCP-ready 

Queste tre caratteristiche rendono .one pronta per l’UCP, perché vanno dritte al cuore di ciò che serve quando il “buyer” diventa un agente AI: integrazione, leggibilità e operatività via API 

Una libreria di API ampia e flessibile significa che un agente può non solo leggere dati, ma anche eseguire azioni concrete (transazioni, CRUD, report), senza dipendere da interfacce pensate per umani.

La conformità a JSON:API aggiunge un vantaggio decisivo: dati e relazioni sono esposti in modo standard, prevedibile e con gestione errori coerente, riducendo l’ambiguità e rendendo più affidabili automazioni, filtri, paginazione e query.

Infine, una base OpenAPI rende il sistema “scopribile” e auto-descrivibile: un agente (o uno sviluppatore) può capire rapidamente cosa può fare, come farlo e con quali vincoli, accelerando l’integrazione e riducendo frizioni.  

Una piattaforma integrata orientata ai processi come .one è condizione necessaria, ma non sufficiente a raggiungere lo scopo

Per parlare di “UCP-ready” in senso pieno non bastano API e un data model eccellente: serve anche che i dati e le regole commerciali siano semanticamente chiari e machine-executable (condizioni cliente, policy, vincoli logistici, priorità, eccezioni), e che esista uno strato di azioni ad alto livello che trasformi i 1000 endpoint in operazioni semplici per un agente (es. “crea ordine”, “applica contratto”, “verifica disponibilità”). 

Anche questo fa parte del nostro mestiere: accompagnare il cliente nella progettazione e nell’impianto della soluzione ideale, grazie a un Team delivery interno che conosce le best practice commerciali specifiche per ciascun segmento e mercato, e partecipa allo sviluppo del progetto fin dalla fase iniziale di analisi e stesura dei requisiti funzionali. 

Viviamo in un’epoca di opportunità straordinarie (per chi è pronto a coglierle)

L’UCP non descrive un futuro lontano: descrive come verranno prese le decisioni di acquisto B2B nei prossimi anni. Le aziende che investono oggi su processi, dati e piattaforme integrate stanno costruendo l’infrastruttura che le rende visibili e competitive in un mercato in cui la chiarezza dei dati vale quanto la qualità dell’offerta. 

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