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Design thinking: un viaggio nel co-design con il nostro team UX

29/06/2023

Qualche anno fa ricordo con piacere un laboratorio fatto con PwC Italia sul tema del design thinking.

A quel tempo in Aton eravamo già sensibili al tema della progettazione guidata dall’esperienza utente, che prevede momenti creativi divergenti alternati a quelli convergenti, in cui razionalizzare e fare il test col cliente.

Oggi in azienda abbiamo un team dedicato a questi aspetti e, così, si è realizzato uno dei miei sogni: aver reso sistematico l’approccio alla progettazione di nuove soluzioni applicative che passano dal co-design fatto con i nostri clienti e i loro utenti.

Quello che posso anticipare è che questo approccio ci ha permesso di offrire soluzioni innovative e evitare costosi rework in fase avanzata di implementazione come avveniva quando si sviluppavano i progetti partendo da un documento testuale con i requisiti funzionali, senza prendere in considerazione l’interazione utente.

Abbiamo fatto de chiacchiere con Federica, che guida il nostro team UX.

Da dove partite nella organizzazione di una sessione di co-design?

Per organizzare al meglio una sessione di co-design, è fondamentale creare un contesto confortevole, in cui i vari stakeholder si sentano a loro agio e pronti a portare la loro esperienza all’interno del progetto.
Un luogo dove il designer ha l’importante ruolo sia di guida che di interprete per le diverse figure che, con competenze e ruoli diversi, dovranno sentirsi a loro agio nell’esporre idee, pain point e contributi nel disegno del progetto.

Si parte quindi da una scaletta di attività, in modo da agevolare il timing delle diverse fasi di progettazione, per poi passare alla pratica su un piano di appoggio reale o virtuale, dove applicare canvas, post-it e tutto ciò che agevola l’espressione dei vari partecipanti.

Comunicare in modo chiaro, fare le domande giuste e mettere le persone al primo posto sono elementi fondamentali in questa fase.

Come evitare di cadere nella trappola del group-thinking?

Per evitare che il gruppo di lavoro sia poco dinamico e fare in modo che si valutino tutte le opzioni alternative, è buona norma ripetere le stesse domande in sessioni diverse di co-design o in parallelo.

È necessario incoraggiare sempre tutti i partecipanti a rimanere critici, accogliere il dissenso o le sfide poste verso l’opinione prevalente.

Come si arriva alla UI?

La UI è una delle parti finali del progetto, per raggiungerla si deve prima passare attraverso step essenziali come:

  • la comprensione e l’analisi, che includono una fase di ricerca, interviste, definizione delle problematiche e dei goal
  • l’ideazione in modalità di brainstorming, delineando personas, scenari e journey map
  • la fase decisionale, che include la schematizzazione dell’architettura delle informazioni e il disegno dei wireframe
  • la creazione di un’interfaccia e di una prototipazione dove, con l’aiuto di software sempre più efficaci come Figma, Sketch & Co, ci si avvicina sempre più al progetto finale
  • lo sviluppo vero e proprio delle funzionalità e i preziosissimi test

Le fasi del Co-Design in Aton

Come viene testata la UI sugli utenti?

Per testare le interfacce più articolate, realizziamo prototipi interattivi attraverso i quali si possono raccogliere i feedback degli utenti.

Tramite l’ascolto, l’osservazione, l’impostazione di diversi user test, guidati e non, riusciamo a segnare i punti di miglioramento e le criticità incontrate dagli utenti.

Così facendo, si può procedere con la definizione più efficace ed efficiente della soluzione, tenendo sempre in mente che il design di un prodotto deve essere:

  • usable
  • equitable
  • enjoyable
  • useful

Come fa la UI a diventare “codice”?

Per trasformare i sogni degli stakeholder in realtà serve, oltre ad una saggia progettazione, anche un ottimo team di sviluppo.

Con la giusta modalità di condivisione e comunicazione il progetto può essere riprodotto e reso funzionante grazie a diversi strumenti sempre più all’avanguardia.

L’allineamento costante e la connessione tra il mondo del design e dello sviluppo rende il prodotto ben organizzato e sincronizzato.

Qual è uno dei progetti di co-design che ti ha dato maggiore soddisfazione? E perché?

Uno dei progetti più recenti è stato fatto con un cliente che ci ha chiesto supporto in una serie di workshop: l’obiettivo era una soluzione di portale B2B di nuova generazione che vedrete presto tra i nostri casi di successo.

La possibilità di lavorare a più mani e di raccogliere i feedback e le idee direttamente dai componenti del gruppo di lavoro, ha reso il progetto dinamico e il risultato soddisfacente per tutte le parti.

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