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Le applicazioni Voice sono il futuro: non ci vuole una sfera magica!

05/04/2019
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Radio Rex Voice
Chi l’avrebbe mai detto che un cane giocattolo di nome “Radio Rex” fosse il padre di tutte le applicazioni voice? Ebbene sì, il riconoscimento vocale è stato introdotto per la prima volta negli anni venti del secolo scorso proprio grazie a questo giocattolo che si muoveva quando veniva chiamato per nome.
Da allora ne è stata fatta di strada, ma è con l’avvento del machine learning, o più precisamente del deep learning, che l’accuratezza dei sistemi voice è drasticamente aumentata così da incentivarne l’utilizzo, diventando oggi una commodity.
A sostenerlo è anche la società d’analisi RBC Capital Markets: attualmente 2 ricerche su 10 effettuate da mobile su Google sono vocali e si prevede che, entro il 2020, il 50% delle ricerche deriverà da richieste fatte a voce.
Quante volte avete chiesto a Siri di ricordarvi di fare qualcosa? Oppure avete sentito che un vostro collega lo faceva? L’utilizzo di Siri per Ios, Cortana per Microsoft, Alexa di Amazon sono un’ulteriore prova del fatto che ormai questa rivoluzione è in atto.
Secondo il report di IDTechEX “Voice, Speech, Conversation-Based User Interfaces 2019-2019” il mercato delle tecnologie vocali intelligenti raggiungerà 15.5 miliardi di dollari entro il 2029.
Svolgere attività logistiche di picking, registrare il report di un incontro presso il cliente (leggi anche questo articolo che parla di applicazioni per le vendite), supportare il consumatore/cliente nella ricerca di prodotti all’interno del proprio e-commerce sono solo alcuni esempi di operazioni business che possono beneficiare di applicazioni speech-based.

Le soluzioni voice:

  • sono “hands-free” e “eyes-free”
    questo si traduce in maggiore sicurezza per l’utente: pensate, ad esempio, agli incidenti che accadono nei magazzini per distrazioni alla guida dovute all’uso dei dispositivi veicolari. Grazie all’interazione vocale le mani possono stare sul volante e lo sguardo è attento ad ogni spostamento.
  • sono “easy-to-use”
    Rispetto ad altre applicazioni, infatti, richiedono meno skill specifici perché parlare, si sa, viene naturale! Vi ricordate il passaggio dalla tastiera al touch nei nostri smartphone? È stato il primo passo verso una “natural user interface”, che crea maggiore empatia con l’utente e lo rende operativo in breve tempo.
  • consentono di essere più efficienti, produttivi
    Sapevate che, di media, un essere umano riesce a dire 150 parole al minuto, ma a digitarne solo 40? Immaginate quindi quanto tempo risparmierebbe l’agente nel registrare il report di un’attività anziché scriverlo, nel frattempo potrebbe anche dirigersi verso il prossimo appuntamento. Nel caso invece del voice picking l’utente potrebbe interagire con l’applicazione mentre esegue le operazioni richieste, ad esempio la movimentazione di pallet, impiegando quindi meno tempo per eseguire lo stesso lavoro (leggi anche questo articolo che parla di una nuova soluzione voice per il mondo logistico).

Tutti questi aspetti spiegano perché il voice stia diventando un mezzo di comunicazione sempre più popolare tra i dispositivi e le applicazioni.
Le grandi aziende hi-tech di tutto il mondo stanno investendo molto in questa tecnologia per perfezionare l’apprendimento. L’obiettivo è creare assistenti virtuali capaci di sostenere conversazioni “naturali”, ad esempio  in grado di cogliere i nostri stati d’animo e instaurare così con l’utente rapporti quasi confidenziali. Nuovi scenari si aprono quindi per la Customer Experience.

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