Gestire l’innovazione: un bellissimo menù

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#People ,#Planet ,#Prosperity

Spesso i clienti vengono da noi come possono andare in un ristorante: con un’idea di menu, un’idea di cosa sappiamo cucinare bene noi, e di quello che magari hanno mangiato in un altro ristorante e che li ha colpiti. E, siano essi vecchi o nuovi, ci chiedono sempre di stupirli, di uscire dagli schemi, di cucinargli qualcosa che colpisca la loro fantasia, ma anche che soddisfi il loro appetito. Additano delle carenze nella nostra lista, forse la mancanza di piatti per vegetariani, forse la mise en place non risponde al loro gusto; ci chiedono continuamente un’esperienza nuova, più completa o più aderente al loro particolare appetito.

Ci spingono a trasformarci, che è un’altra parola per intendere innovare.

Prendiamo la nostra borsa della spesa e andiamo al mercato, al grande mercato della tecnologia, e… cosa facciamo? Sarebbe facilissimo comprare solo gli ingredienti più nuovi, le spezie più rare, magari cercare di rifare i piatti degli Chef più particolari, inseguendo il sogno di “nuovo è bello”. Ma faremmo contento il nostro cliente? I nostri cuochi saprebbero cucinarli in pietanze che si sposino bene tra loro e si adattino alla linea del nostro ristorante?
Ovviamente, la risposta è: non necessariamente. Fuor di metafora, ogni azienda ha il proprio settore, e le soluzioni che propone hanno un’identità loro; vuoi per un diverso target, o per diversa storia, o perché il gusto italiano – qui il paragone col cibo è quanto mai calzante – è diverso da quello statunitense

L’innovazione parte dal capire bene chi si è, e da una perfetta padronanza di ciò che il mercato si aspetta da noi.

Parte dalla conoscenza dei nostri “cuochi”, di ciò che sanno fare bene e dove vogliono andare; solo dopo è possibile e produttivo comporre la “lista della spesa”. Alcuni ingredienti si sposeranno molto bene, e ci permetteranno di avere un maggiore successo nell’incontrare i gusti e le esigenze di quelli che ci scelgono; altri risulteranno in ore e ore di “cottura” per produrre un piatto sbilanciato, insipido o semplicemente troppo pretenzioso. Certo, ogni pietanza va comunque provata almeno una volta: in questo modo potremo crescere, e motivare le nostre scelte – anche quando sono in senso negativo.

Fare innovazione è questo. Vi partecipa tutta l’azienda, ogni singola persona: perché ognuno ha i suoi “gusti” e le sue idee; ognuno – a diverso livello – parla con i clienti, e può sapere una cosa che altri non sanno, per quanto apparentemente insignificante; o nella sua esperienza personale può avere incontrato una particolare soluzione, e averne colto sfaccettature che sono oscure ad altri.

È l’importanza di avere un grande team, non solo un team grande!

La cosa più importante è comunicare, a tutti i livelli: comunicare continuamente.

Possiamo permetterci di “perdere un treno” tecnologico, perché ormai è difficile che non ne passi più un altro; ma non possiamo mai permetterci che un collega che ha qualcosa da dire lo tenga per sé, o che un cliente che ha un bisogno non ce lo riferisca. Avremmo un “menu” che sarebbe potuto essere migliore, e non lo è.

Questa è la nostra idea di “innovazione sostenibile”: ogni giorno deve essere fatto di queste innovazioni, per quanto piccole.

Ma il nostro focus, sempre, deve rimanere uno: che i clienti escano sazi e soddisfatti, e… tornino da noi!

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